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L'architetto del nulla: danzando sulle rovine della Verità nel teatro del Cremlino

Recensione de Il Mago del Cremlino: un film sontuoso e inquietante con Paul Dano e Jude Law. Quando il caos diventa strategia politica.

Valutazione: ★★★☆☆ (3,0 su 5)

Dal 12 febbraio al cinema, Il Mago del Cremlino ci porta nel cuore oscuro del potere russo. Un'opera visivamente sontuosa che trasforma la verbosità in liturgia, svelandoci come l'Occidente sia stato sconfitto dalla sua stessa ironia.

[di Massimo Righetti]

Paul Dano - Il Mago del Cremlino

Non è neve. È rumore bianco. È il crepitio elettrico di uno schermo che non si spegne mai, un brusio di fondo che ha sostituito il silenzio della steppa. Se chiudete gli occhi, lo sentite ancora: il suono di un mondo che viene riscritto, riga dopo riga, codice dopo codice, finché il vero e il falso non diventano la stessa, identica, indistinguibile cosa.

È in questa frequenza disturbata che si muove Vadim Baranov. Ha il volto indecifrabile di Paul Dano, questo Mago del Cremlino, che dal 12 febbraio  arriverà nelle sale cinematografiche, grazie a 01 Distribution, con l'eleganza di un predatore stanco. Ispirato alla figura di Vladislav Surkov, l'eminenza grigia all'ombra di un Vladimir Vladimirovič Putin che Jude Law disegna senza mai scivolare nella caricatura, il film ci trascina nelle stanze ovattate del potere moscovita. Ma non aspettatevi generali o spie con la pistola fumante. Qui i protagonisti sono altri. Sono artisti. Registi teatrali mancati. Produttori di reality show. Uomini che conoscono a memoria le avanguardie del Novecento e che hanno capito, prima di tutti, che la politica non è amministrazione. È performance. La pellicola ci avvolge in questa estetica sublime, quasi aristocratica, dove ogni inquadratura è un quadro e ogni abito è un manifesto. C'è una bellezza formale indiscutibile, una grazia visiva che accarezza l'occhio anche quando la storia si fa densa, forse talvolta troppo densa, trasformandosi in un fiume di parole inarrestabile. Un flusso verbale che potrebbe sembrare eccessivo, quasi fosse una prova di resistenza, ma che forse è l'unica forma possibile per raccontare chi ha fatto della parola la propria arma letale. Un cerimoniale lento. Ipnotico. A tratti statico, certo, ma di una staticità che è quella del ghiaccio prima che si spacchi.

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Ed è qui, proprio mentre ci perdiamo in questo labirinto di dialoghi e velluti, che il film compie il suo scarto. Smette di essere una cronaca russa e diventa uno specchio. Il nostro specchio.

Il cuore pulsante dell'opera non è Putin, o lo Zar, come viene chiamato. È il metodo. È la scoperta terrificante che il caos non è un incidente di percorso. È una strategia. Baranov ci sussurra all'orecchio una verità devastante nella sua semplicità: hanno preso Internet, quel giocattolo che noi occidentali credevamo fosse lo strumento definitivo della libertà, e lo hanno trasformato in un'arma di distruzione di massa della realtà. Non serviva censurare. Bastava inondare. Confondere. Moltiplicare le verità fino a renderle irrilevanti. In questo processo, hanno compiuto il furto più geniale: ci hanno rubato l'ironia. Quell’ironia occidentale stanca, postmoderna, quel nostro modo di non prendere mai nulla sul serio. Loro l'hanno presa. L'hanno militarizzata. Hanno capito che se nulla è vero, allora tutto è possibile. Se tutto è uno scherzo, allora il potere può fare qualsiasi cosa, perché tanto nessuno ci crede più davvero.

Il Mago del Cremlino
Il film, in questo, è un trattato filosofico travestito da cinema. Forse si compiace un po' troppo della sua intelligenza? Forse. Forse indugia qualche minuto di troppo su certi primi piani, su certe disquisizioni letterarie che rallentano il battito cardiaco del racconto fino quasi a fermarlo? È possibile. Ma è un difetto che si deve accettare come si accetta la complessità di un pensiero che rifiuta la semplificazione. Perché in un'epoca di slogan gridati, un'opera che sceglie la via del ragionamento, anche a costo di apparire verbosa, è un atto di resistenza. Esteticamente ineccepibile, recitato con una gravità che ricorda i grandi drammi russi, il film resta in equilibrio su un filo sottilissimo. Non condanna, non assolve. Mostra. Mostra come dei teatranti abbiano trasformato un intero Paese in un palcoscenico e il popolo in spettatori paganti di una tragedia che credevano fosse una farsa.

Quando i titoli di coda scivolano via, non c’è il conforto della parola Fine. C’è solo un cambio di frequenza. Dallo schermo grande a quello piccolo, quello di vetro freddo che teniamo stretto in tasca e che ricomincia a vibrare nel buio. La luce blu ci illumina il volto e, per un istante, quel rumore bianco ci sembra diverso. Non è più solo tecnologia. È il suono di qualcuno che ride, piano, nell'ombra. E non è una risata felice.

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IL MAGO DEL CREMLINO

Anno: 2025

Durata: 156'

Regia Olivier Assayas

Soggetto Il mago del Cremlino di Giuliano da Empoli

Sceneggiatura Olivier Assayas, Emmanuel Carrère

Cast Paul Dano, Alicia Vikander, Jude Law

Fotografia Yorick Le Saux

Montaggio Marion Monnier

Produzione Curiosa Films, Gaumont, France 2 Cinéma

Distribuzione Italiana 01 Distribution

Data di Uscita al Cinema 12 febbraio 2026

Ufficio Stampa Italia: Giulia Martinez 

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