GAP riapre l'ex chiesa di San Nicolò per Art City Bologna 2026. Un viaggio tra rovine e contemporaneo dal 3 all'8 febbraio.
Per Art City 2026, riapre dopo decenni una rovina a cielo aperto in via San Felice. Un’esperienza estetica tra memoria e incompiutezza.
[di Mina Jane]
C’è un fascino decadente e magnetico nelle cicatrici urbane, specialmente quando queste decidono improvvisamente di riaprirsi al mondo. È quello che accadrà a Bologna dal 3 all’8 febbraio 2026, quando l'ex chiesa di San Nicolò di San Felice schiuderà i suoi portoni dopo anni di silenzio e abbandono. Nell’ambito della frenesia culturale di ART CITY Bologna 2026, il progetto GAP, curato da Serendippo all'interno della cornice di pubbliCITTÀ> 2026, si configura come un evento di rara potenza evocativa.
Situata all'incrocio con via dell'Abbadia, questa architettura non è un semplice contenitore, ma una "rovina urbana aperta". Priva di copertura, bombardata durante il secondo conflitto mondiale, usata impropriamente come palestra e poi dimenticata, la chiesa si presenta oggi come uno spazio dove vegetazione e murature storiche convivono in un grande vuoto centrale. È proprio qui che il progetto artistico interviene, trasformando l’incompiutezza in una condizione percettiva potente, carica di memoria.
Abitare l'attesa: un cantiere poetico
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| Ricochets di Lou Nugues ed Elena Menini |
Il percorso espositivo si snoda attraverso interventi che interrogano la memoria collettiva e il tessuto urbano. Troviamo la performance Kore precipita di Greta Affanni, che utilizza la voce e la poesia per abitare l'acustica della chiesa, rievocando il mito della trasformazione. La materia fisica della città emerge in Ricochets di Lou Nugues ed Elena Menini, dove le pietre fluviali diventano supporti pittorici e fotografici in una costruzione collettiva aperta al pubblico.
Tra algoritmi e visioni oniriche
Il contrasto tra l'antico e il contemporaneo si accende con Flow State di Lorenzo Crosti (SATOЯ). L'artista propone un ambiente visivo generativo basato su algoritmi (senza l'uso di AI) che mutano costantemente, costringendo lo spettatore a confrontarsi con una dimensione temporale instabile, specchio del vuoto architettonico circostante.
A chiudere il cerchio concettuale è Maria Paola Landini con Carriole, una riflessione sul cantiere come condizione permanente della città, che trova un'eco visiva anche nelle pensiline TPER di Piazza Medaglie d'Oro. L'intera atmosfera è esaltata dal light design dell'architetto Pierluigi Molteni, che valorizza la percezione della rovina senza alterarne la natura.
L'evento culminerà nella Art City White Night di sabato 7 febbraio, che ospiterà anche uno Speed Date per professionisti creativi, confermando la vocazione di questo luogo a essere, anche solo per pochi giorni, un crocevia di incontri e visioni.
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