Il Drago ha mangiato Topolino: Ne Zha 2, l'Apocalisse Digitale da 2 Miliardi che Hollywood non aveva previsto
Ne Zha 2 batte Inside Out 2 e diventa il film d'animazione n.1 della storia. Scopri la tecnologia Dynamic Ink Wash e perché la Cina ha vinto.
Mentre la Pixar faceva terapia di gruppo, la Cina ha costruito un motore grafico a inchiostro e ha riscritto la storia del cinema. Benvenuti nel nuovo ordine mondiale.
[di Alex M. Salgado]
Svegliatevi, gente! Il baricentro del mondo si è spostato mentre dormivamo. Mentre noi eravamo impegnati a psicoanalizzare le emozioni di un’adolescente americana in Inside Out 2, dall'altra parte del Pacifico stava succedendo l'impossibile. Un ragazzino demone con le occhiaie e i denti storti ha appena preso a calci nel sedere l'intera industria cinematografica occidentale. Ne Zha 2 ha incassato ad oggi 2,2 miliardi di dollari. Avete letto bene. Miliardi. Ha superato la Pixar, ha umiliato i leoni fotorealistici della Disney e si è seduto sul trono dell'animazione globale con l'arroganza di chi sa di aver vinto la guerra prima ancora che gli altri si accorgessero dell'inizio della battaglia.
Dimenticate le favolette rassicuranti. Qui siamo di fronte a una bestia diversa. La vittoria di Ne Zha 2 risiede nella sua follia tecnica, una scommessa ingegneristica che farebbe impallidire la NASA. Hanno creato il "Dynamic Ink Wash Rendering Engine". Sembra il nome di un'arma fine di mondo, e in un certo senso lo è. Immaginate di voler simulare la fisica dell'inchiostro liquido che si diffonde sulla carta di riso, ma in un ambiente 3D iperrealistico. Gli animatori occidentali usano la fisica per far rimbalzare i capelli di Elsa; questi pazzi l'hanno usata per creare un'estetica che fonde la pittura millenaria cinese con la potenza di calcolo bruta. C'è una sequenza, un singolo scambio di colpi di 0,8 secondi, che ha richiesto nove mesi di rendering. In quel lasso di tempo si fa un figlio, loro hanno fatto un fotogramma.
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Hanno collegato la produzione direttamente alla rete "East Data, West Computing". Per chi non mastica silicio a colazione, si tratta di un progetto statale titanico: spostano i dati dalle ricche e congestionate metropoli dell'Est verso le immense lande dell'Ovest cinese, dove gigantesche server farm macinano calcoli usando energia a basso costo. È come avere il cervello a New York e i muscoli in Texas, succhiando energia dai supercomputer di Guizhou come vampiri digitali assetati di bellezza.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. La Cina ha raggiunto la sovranità estetica. Non hanno più bisogno di copiare lo stile "CalArts", quel modo di disegnare standardizzato tipico delle scuole d'animazione californiane (come il California Institute of the Arts) che ci ha riempito di personaggi con le stesse facce tondeggianti e i sorrisi a fagiolo per decenni. Hanno i loro dei, i loro motori di rendering e, soprattutto, i loro soldi. Hollywood è avvisata: il prossimo blockbuster globale potrebbe non parlare inglese, e potrebbe avere l'odore dell'inchiostro fresco e di una magia antica che brucia ancora.
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