Il 6 novembre il Vaticano restituisce un kayak indigeno e San Francisco vota per rimuovere la Fontana Vaillancourt.
Mentre i Musei Vaticani restituiscono un kayak indigeno, San Francisco vota per smantellare la Fontana Vaillancourt. Due modi opposti di gestire la memoria culturale.
[di Mina Jane]
La settimana che volge al termine ha offerto due atti culturali apparentemente distanti ma che, scrutati in controluce, rivelano la natura complessa e sovente contraddittoria del nostro rapporto con il patrimonio. Due decisioni che interrogano il medesimo nucleo – Cosa facciamo con il passato? – e restituiscono risposte diametralmente opposte: la restituzione, da un lato; la rimozione, dall'altro.
Il primo gesto è quello di una profonda revisione storica. I Musei Vaticani hanno annunciato la storica restituzione al Canada di un raro kayak indigeno Inuvialuit. Questo manufatto trascende la sua dimensione etnografica: è simbolo denso di significato. Acquisito nel 1925, inviato da missionari nell'ambito di un'esposizione mondiale che cercava "esempi tangibili" della vita indigena, quell'oggetto porta oggi impresso il segno indelebile del "flagello morale" delle scuole residenziali e dell'oppressione culturale perpetrata dalla Chiesa.
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| kayak indigeno Inuvialuit |
Simultaneamente, dall'altra sponda del mondo, a San Francisco, la gestione del patrimonio si manifesta attraverso la rimozione. La San Francisco Arts Commission ha votato lo smantellamento della colossale e controversa Fontana Vaillancourt. Quest'opera brutalista del 1971, concepita da Armand Vaillancourt, non è retaggio coloniale ma arte pubblica commissionata – un tempo celebrata, oggi largamente detestata.
La giustificazione ufficiale della demolizione è pragmatica: "urgenti rischi per la sicurezza pubblica" e costi di riparazione insostenibili. Tuttavia, i gruppi di conservazione e lo stesso artista, oggi novantaseienne, denunciano la costruzione di un'"emergenza artificiale". Secondo loro, la città e gli sviluppatori, vincolati alla manutenzione, avrebbero deliberatamente lasciato l'opera in degrado per legittimare una riqualificazione del parco già pianificata.
In questo caso, la rimozione non è atto di giustizia storica ma amministrazione urbana che sconfina nella cancellazione estetica. Se il Vaticano emenda un errore di acquisizione, San Francisco emenda un presunto errore di gusto o di gestione. La fontana, riconosciuta da molti come capolavoro, è divenuta ingombro.
Questi due eventi simultanei illuminano le modalità complesse attraverso cui la società contemporanea cura attivamente il proprio passato. Da un lato, si sceglie di restituire un oggetto per riattivare una memoria repressa. Dall'altro, si sceglie di rimuovere un'opera per risolvere un problema presente, rischiando di cancellare una memoria scomoda. Entrambe sono forme di revisionismo che ci obbligano a interrogarci su cosa scegliamo di salvare, cosa di restituire e cosa, semplicemente, di dimenticare.
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