Analisi sociale e psicologica di Dreams di Michel Franco. Come il capitale, il potere e i confini generano una violenza inevitabile nelle relazioni.
Oltre la recensione: un'analisi sociologica del film di Michel Franco che usa una relazione tossica per svelare la brutalità dei confini e del potere economico.
[di Alex M. Salgado]
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| Isaac Hernández, Jessica Chastain - Dreams |
Nel cinema di Michel Franco, la narrazione si denuda di ogni
romanticismo per rivelare la propria essenza: una dissezione spietata delle
strutture di potere che governano l'esistenza. Il suo ultimo, provocatorio Dreams,
presentato alla Festa del Cinema di Roma e prossimamente al cinema grazie a Fandango Distribuzione, spinge quest'analisi fino
all'estremo, trasformando l'intimità di una relazione in un'allegoria feroce
del nostro tempo. La storia tra Jennifer (Jessica Chastain), filantropa
americana dell'upper class, e Fernando (Isaac Hernández), ballerino messicano
di straordinario talento, si configura come un laboratorio sociale dove
osservare come la violenza psicologica ed economica prepari metodicamente il
terreno alla carneficina fisica.
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Il viaggio di Fernando prende avvio dall'attraversamento
clandestino del confine tra Messico e Stati Uniti, atto che ne cristallizza
immediatamente la precarietà. Eppure questo confine cessa rapidamente di essere
una demarcazione geografica per mutare in frontiera intima, inscritta nella
relazione stessa. L'amore di Jennifer è uno spazio circoscritto, delimitato da
barriere di classe e razza. Lo desidera, lo possiede, ma la sua presenza deve
rimanere confinata nella sfera privata, invisibile agli occhi della cerchia
elitaria cui lei appartiene. Questa frontiera psicologica costituisce il primo,
più capillare dispositivo di annichilimento: la negazione sistematica della
dignità e del riconoscimento pubblico. La relazione si fa microcosmo che
rispecchia le dinamiche tra le due nazioni: un'America opulenta e sterile che si nutre della linfa vitale del "sangue giovane" del suo vicino,
offrendo un sogno che si rivela gabbia dorata. Il fallimento del sogno
americano non si consuma nel deserto dell'Arizona, ma tra le pareti lussuose di
un appartamento a San Francisco.
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| Jessica Chastain - Dreams |
In un sistema così asimmetrico, l'epilogo non può che essere brutale. L'atto finale del film, devastante ma implacabilmente coerente, è l'eruzione di tutta la violenza psicologica ed economica sedimentata: l'espressione ultima del possesso su un corpo ridotto a proprietà. È la conclusione inesorabile di un teorema sul potere: dove esiste disparità assoluta, i sogni sono destinati a frantumarsi, e la persona diviene merce da distruggere quando cessa di obbedire. Dreams ci consegna una verità scomoda: la violenza più devastante non è quella che esplode improvvisa, ma quella che si edifica metodicamente, nell'ombra dei confini, del denaro e di un amore che è solo un altro nome per il possesso totalitario.
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