Recensione di Amadeus al Teatro Ambra Jovinelli di Roma. Un'analisi della superba produzione del Teatro dell'Elfo. Da non perdere fino al 2/1
La regia di Bruni e Frongia, i costumi di Marras e un'interpretazione magistrale trasformano il dramma di Shaffer in un'esperienza visiva ed emotiva indimenticabile. In scena fino al 2 novembre 2025.
[di Angelo Bruno]
Quando il sipario si schiude sull'Amadeus in scena al Teatro Ambra Jovinelli, lo spettatore viene catapultato in un'altra dimensione, dove la storia sfuma nella leggenda e il dramma si ammanta di meraviglia pura. La produzione del Teatro dell'Elfo, plasmata dalla visione registica di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia, si manifesta sin dalle prime battute come un evento teatrale di rara intensità. Un godimento innanzitutto visivo, che precede e amplifica quello musicale. In scena a Roma fino al 2 novembre 2025, questo allestimento reinventa il celebre testo di Peter Shaffer elevandolo a favola sontuosa e feroce sulla natura del genio e l'abisso dell'invidia.
Il trionfo di questa produzione risiede nella sua capacità di edificare un universo scenico coerente e vertiginoso. Abbandonando ogni tentazione realistica, la regia abbraccia un'estetica onirica, quasi fiabesca, che trova il suo vertice nei costumi di straordinaria fattura firmati dallo stilista Antonio Marras. Le sue creazioni, luccicanti e fastose, non sono semplici abiti di scena, ma architetture emotive che definiscono i personaggi e proiettano la corte viennese in una dimensione di pura invenzione poetica. La regia, dal ritmo vorticoso, orchestra questo splendore con sapienza, avvalendosi di proiezioni studiate che arricchiscono la scenografia e accompagnano lo spettatore attraverso i mutevoli paesaggi dell'anima. Si alternano così momenti di commozione lacerante e lampi di ilarità inattesa.
Al centro di questo cosmo narrativo pulsa il cuore dilaniato di Antonio Salieri, incarnato da un Ferdinando Bruni in stato di grazia assoluta. La sua performance è il perno emotivo e intellettuale dell'intera opera. Bruni, che ha anche curato la traduzione del testo, abita il personaggio con una profondità psicologica vertiginosa. Il suo Salieri è un uomo divorato dall'ambizione frustrata, un musicista devoto ma irrimediabilmente mediocre che scorge nel giovane Mozart non un rivale, bensì un'ingiustizia divina. Il suo lungo, disperato monologo – dialogo con un Dio silenzioso e beffardo, diventa racconto universale del talento che si infrange contro il genio, della disciplina che capitola davanti all'ispirazione inspiegabile.
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| Amadeus - Foto di Laila Pozzo |
Questa produzione di Amadeus è un trionfo integrale: teatro che sa essere grandioso senza smarrire la propria anima, che intrattiene mentre indaga le domande più radicali sull'arte, la fede, la mortalità. L'accoglienza trionfale del pubblico in questi primi giorni di raapresentazioni, ovazioni prolungate che scuotono la sala, è la testimonianza più autentica del successo di un'operazione culturale destinata a sedimentarsi nella memoria collettiva. Un appuntamento imprescindibile per chiunque ami il grande teatro.
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