Recensione de L'Inconnue di Arthur Harari con Léa Seydoux, presentato a Cannes a Roma Mon Amour: scambio dei corpi, body horror, Antonioni e Lynch.
L'Inconnue di Arthur Harari a Cannes a Roma Mon Amour: tra Antonioni e Lynch
[di Ludovico Cantisani]
È in un'imprevista intersezione tra l'Antonioni di Blow-up e di Professione: Reporter e il David Lynch di Strade Perdute che germina L'Inconnue, terzo film di Arthur Harari dopo Diamant Noir e Onoda, il primo ad arrivare dopo l'exploit di Anatomia di una caduta, che aveva fruttato ad Harari e alla regista Justine Triet un Oscar alla migliore sceneggiatura originale nel 2024. Tratto dalla graphic novel Le Cas David Zimmerman, scritta dallo stesso regista insieme a suo fratello Lucas, co-sceneggiato dai due fratelli Harari con Vincent Poymiro, il film è una coproduzione Francia-Italia che vede il coinvolgimento anche della Ascent di Matteo Rovere e Andrea Paris; dopo un'anteprima al Cinema Troisi L'Inconnue è stato inserito nella rassegna Cannes a Roma: Mon Amour organizzata da ANEC Lazio al Cinema Quattro Fontane, non è stata ancora annunciata la data di uscita in Italia. Tra i più controversi, originali e riusciti titoli del concorso principale di Cannes 2026, L'Inconnue contiene quella che probabilmente è la migliore interpretazione di Léa Seydoux, affiancata dal non meno bravo coprotagonista maschile Niels Schneider.
Uno scambio di corpi tra banlieue, sesso e mistero
L'Inconnue inizia incentrato sul fotografo David Zimmerman, sorta di apatico fotografo che colleziona scatti delle banlieue parigine – vicino ai protagonisti fotografi o reporter di Antonioni, ma anche al title character de Lo straniero di Camus – che viene portato controvoglia a una festa/vernissage di un'amica. Qui incontra una donna bionda senza nome, che aveva già incrociato e fotografato in un suo raro servizio su commissione, e con lei ha un improvviso e rude rapporto sessuale; al mattino dopo però David si sveglia, a casa sua, nel corpo di lei, e inizia ossessivamente a indagare sul passato e sull'identità della sconosciuta per comprendere cosa è successo quella notte e provare ad annullare il sortilegio dello scambio dei corpi.
Metempsicosi, body horror e un Ovidio in chiave contemporanea
Con una trama ramificata e perennemente imprevedibile, L'Inconnue crea un essenziale immaginario naturalistico che alterna suggestioni classiche, come il concetto greco di metempsicosi, a motifs tipici del body horror da Cronenberg fino a It Follows e Together, in una sintesi del tutto originale sul triplo piano narrativo, visivo e concettuale. Nel film lo stesso concetto di metamorfosi viene retromesso e riportato alla sua originaria profondità mitica e mimetica, come trasformazione nel corpo dell'amato – un Ovidio horror, o un Kafka erotizzato.
Un dio gnostico, un daimon: le domande irrisolte del film
La forza de L'Inconnue sta anche nelle domande lasciate senza risposta, inevase, facendo soltanto intravedere l'ipotesi di un arcano dio gnostico, o daimon, che usa il sesso per inseminarsi nel mondo cambiando sembianti e sembianze. Un po' come accadeva alle momentanee reincarnazioni lungo lo spazio e il tempo dell'io narrante di Tentativi di volo di Sherman Alexie, le peregrinazioni di David nel corpo della donna sconosciuta, che scopriamo presto chiamarsi Eva, permettono di tracciare un parziale affresco sociale tra le varie classi della Francia contemporanea, con una predilezione per le condizioni di marginalità economica e psichiatrica: è così che ai corpi cangianti di David e di Eva si viene ad aggiungere anche l'identità disarcionata dal corpo di Malia, giovane immigrata di seconda generazione – il cui padre è interpretato, per inciso, dal grande regista rumeno Radu Jude.
Parigi come corpo: banlieue, urbanistica e identità
C'è anche da dire che L'Inconnue offre della Parigi contemporanea, delle sue banlieue e dei suoi sobborghi un'immagine inedita, irriconoscibile e quasi anticinematografica nella sua severità di sguardo. Del resto, l'attenzione che il film rivolge alla trasformazione della città tra le cartoline d'epoca collezionate da David, gli scatti realizzati da suo padre negli anni Settanta, e le fotografie replicate dal protagonista negli stessi luoghi ai giorni nostri, non è solo un dettaglio stilistico, un mero puntello visivo, bensì rappresenta un sottotesto tematico, forse non elaborato fino in fondo, che mette in dialogo l'urbanistica della metropoli francese con il concept portante dei corpi e delle identità intercambiabili.
Léa Seydoux al suo apice: sessualità come prova iniziatica
Lo spunto narrativo dello scambio dei corpi offre un ventaglio di possibilità drammaturgicamente fertili: come il momento in cui David, incarnato in Eva, si scopre ritratto come una persona fragile e difficile da un'amica storica, forse un'ex partner, o l'abbraccio spontaneo e sofferto tra Malia nel corpo di David e la madre del fotografo ignara del tutto. L'Inconnue si presta chiaramente anche a una lettura puramente queer, ma con molta più profondità di altri prodotti dalle tematiche apertamente LGBT qui la sessualità torna ad essere vista come inquietudine, spaesamento, prova iniziatica anche nel senso antropologico del termine. Di forte sapore antropologico, quasi girardiano, è il tema delle feste che vanno a finire male, presente sia nella sequenza d'apertura del film sia al momento dell'introduzione del personaggio di Malia.
Un vertice del cinéma du corps: perché L'Inconnue conta
L'approdo finale a un ideale di personaggio totalmente senza identità mette assieme molteplici suggestioni letterarie – Kafka, Musil, Beckett, Camus –, cinematografiche – Antonioni, Bergman, Lynch, ma anche Carax e Dumont per restare nella "scuola francese" – e anche religiose o quantomeno antropologiche, ma è nella sintesi tematica nonché nel suo linguaggio filmico che L'Inconnue di Arthur Harari trova la sua viscerale originalità, qualificandosi come uno dei titoli francesi più sorprendenti dell'ultimo decennio nonché come una delle ultime, vivissime rielaborazioni del cosiddetto cinéma du corps di inizio millennio.
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