L'Autunno della Fotografia: Da Lee Miller a Margaret Bourke-White, lo Sguardo Femminile che Riscrive la Storia
L'autunno 2025 celebra le grandi fotografe. Scopri le mostre imperdibili di Lee Miller a Torino, Margaret Bourke-White e i maestri del XX secolo.
Le grandi retrospettive della prossima stagione portano alla luce le pioniere del XX secolo. Un'agenda di mostre necessarie che, oltre la celebrazione, avviano un'imprescindibile revisione del canone artistico.
[di Angelo Bruno]
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| Lee Miller - Fire Masks (1941) |
La stagione espositiva autunnale si delinea all'insegna di una profonda riconsiderazione dell'arte fotografica, con un'attenzione particolare ai maestri che hanno forgiato l'immaginario del Novecento. Tuttavia, un'attenta analisi del palinsesto rivela una direttrice curatoriale tanto rigorosa quanto necessaria: la riemersione dello sguardo femminile. Un movimento che intende iscrivere a pieno titolo nel canone figure rivoluzionarie che hanno impugnato la macchina fotografica come strumento di indagine, testimonianza e affermazione estetica.
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| Lee Miller -Elizabeth_Cowell_London_England_1941 |
Che non si tratti di un episodio isolato, ma di una sensibilità diffusa, lo confermano altre iniziative di rilievo. A Reggio Emilia, i Chiostri di San Pietro si apprestano a ospitare una vasta indagine dedicata a un'altra pioniera del fotogiornalismo, Margaret Bourke-White, promettendo di svelarne l'opera e la visione intransigente. Parallelamente, la provincia di Cuneo, forte del successo delle rassegne su Doisneau ed Erwitt, prosegue la sua esplorazione della grande fotografia d'autore annunciando per l'autunno un dialogo inedito tra gli universi onirici e provocatori di due giganti come Helmut Newton e Ferdinando Scianna.
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| Margaret Bourke-White scatta una foto dall'alto di un edificio, 1935. |
L'attenzione concertata su figure come Miller e Bourke-White trascende l'effimera agenda stagionale per rispondere a una necessità storiografica non più differibile: emendare un canone artistico storicamente declinato al maschile. Le biografie nomadi e l'opera radicale di queste fotografe dialogano con una sensibilità contemporanea che reclama narrazioni autentiche e sguardi inclusivi. Allestendo queste imponenti retrospettive, istituzioni come CAMERA non si limitano a intercettare il gusto del pubblico, ma lo formano, puntando un nuovo obiettivo sul Novecento. Si innesca così un circolo virtuoso dove la validazione istituzionale nutre il collezionismo e ispira le generazioni future. È un processo inarrestabile, che non si limita a correggere il passato, ma restituisce finalmente profondità di campo a una storia dell'arte per troppo tempo apparsa piatta e monodimensionale.



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