l cinema italiano brilla a Cannes con elogi da Frémaux e film Rai, ma affronta sfide interne: trattative sindacali difficili e sale chiuse. Analisi.
[di Alex M. Salgado]
Frémaux elogia la "straordinaria resistenza". Martone in concorso, Rai Cinema porta "Fuori", "Testa o croce?" e "Le città di pianura" a Cannes, ma l'Italia lotta con crisi sale e contratti.
Il cinema italiano si presenta sulla scena internazionale con un misto di orgoglio e preoccupazione. Da un lato, l'imminente Festival di Cannes funge da vetrina prestigiosa, con il direttore artistico Thierry Frémaux che non lesina elogi per la produzione nostrana, affermando che "il cinema italiano è più vivo che mai".
La Croisette si prepara ad accogliere una delegazione italiana di rilievo. Rai Cinema, in particolare, segna una presenza importante portando tre produzioni al festival.
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Questa tripletta è vista da Rai Cinema come una conferma della "nostra vitalità ed energia", come dichiarato dall'AD Paolo Del Brocco.
Tuttavia, questo quadro lusinghiero stride con le difficoltà riscontrate sul territorio nazionale. Sono attualmente in corso complesse e difficili trattative per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro per il personale del settore cinematografico, un segnale di tensioni interne che potrebbero avere ripercussioni sulla produzione e sull'esercizio.
In questo contesto, iniziative come il Premio Film Impresa (PFI), che per l'edizione 2025 si concentra su Futuro, Innovazione e Intelligenza Artificiale
L'analisi che emerge è quella di un'industria a due velocità: capace di produrre opere di valore riconosciute e celebrate a livello internazionale, come dimostrano i titoli Rai Cinema a Cannes, ma al contempo afflitta da problemi interni legati alle condizioni lavorative e alla rete distributiva fisica. La "straordinaria resistenza"

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