Chi è Josh O'Connor, il Padre Jud di Knives Out 3? Analisi dell'attore che oscura Daniel Craig nel nuovo film Netflix di Rian Johnson.
Mentre tutti aspettavano i "coltelli" di Daniel Craig, a colpire davvero è lo sguardo malinconico di un attore che ha trasformato la fragilità in un superpotere.
[di Alex M. Salgado]
C'è qualcosa di rassicurante e insieme di vagamente inquietante nel modo in cui Josh O'Connor abita lo schermo. Accade anche in Wake Up Dead Man, il terzo capitolo della saga di Knives Out sbarcato su Netflix questo 12 dicembre, dove l'attore britannico compie quel piccolo miracolo che nel cinema accade di rado: entra in scena come spalla e ne esce come pilastro.
Se Daniel Craig, con il suo Benoit Blanc, è il direttore d'orchestra barocco e irresistibile che tutti conosciamo, O'Connor si incarica di suonare la nota bassa, quella che ti rimane addosso quando i titoli di coda scorrono. Interpreta Padre Jud Duplenticy, e già il nome sembra uno scherzo di Rian Johnson. Un prete di una parrocchia sperduta, ex pugile, tatuato, con la pioggia che gli cola addosso e una fede che vacilla come una candela al vento.
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Ecco tre istantanee per capire chi è questo trentaquattrenne inglese e perché, in un cast affollato di star (da Josh Brolin a Glenn Close), è lui l'uomo da guardare.
1. La fisiognomica del "Rat Boy" che piace a Hollywood
Lo hanno definito "rodent man", etichetta curiosa che la rete ha appiccicato a lui e a pochi altri eletti. Significa avere lineamenti spigolosi, orecchie importanti, un'aria da roditore letterato che fa impazzire la generazione Z. O'Connor usa questa faccia sghemba per raccontare il disagio. Lo avevamo visto, impacciato e dolente, nei panni del Principe Carlo in The Crown, e poi sudato e opportunista in Challengers di Guadagnino. Qui, Rian Johnson sfrutta la sua capacità di sembrare un "Gesù con la mascella più pronunciata" per costruire un personaggio che è pura empatia. Padre Jud non predica; subisce. E in un film di enigmi cerebrali, lui porta la carne, le cicatrici e il sangue.
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2. Il dubbio come metodo di recitazione
In una recente intervista all'Adnkronos, O'Connor ha detto una cosa che vale più di cento corsi di recitazione: «Non avere dubbi ci rende impotenti, dubitare è vitale». È la chiave del suo Padre Jud. Mentre il personaggio di Josh Brolin (Monsignor Wicks) urla certezze e dogmi spaventando i fedeli, il prete di O'Connor si muove nell'incertezza. È un ex pugile che ha smesso di tirare pugni agli altri per iniziare a darli alla propria coscienza. Questa fragilità recitativa crea un cortocircuito perfetto con la sicurezza granitica di Benoit Blanc. Craig risolve il caso, O'Connor risolve l'umano. La critica americana ha notato come Johnson, solitamente corale, questa volta si sia concentrato quasi ossessivamente su di lui, rendendolo di fatto il vero protagonista morale della storia.
3. L'erede del cinema d'autore (che funziona nel blockbuster)
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