Hollywood lancia la Creators Coalition on AI. Star e insider uniti contro l'uso non etico dell'intelligenza artificiale per proteggere l'industria.
Oltre 500 star e insider si uniscono per fermare il "Move Fast and Break Things" tecnologico e proteggere il futuro della creatività umana.
[di Alex M. Salgado]
Mentre la Silicon Valley continua a spingere la sua filosofia del "muoversi velocemente e rompere tutto", un gruppo di 18 insider di Hollywood ha deciso che è arrivato il momento di piantare i piedi nel cemento prima che il cemento diventi virtuale. Hanno formato la Creators Coalition on AI (CCAI).
La scintilla che ha fatto saltare il banco è arrivata l'11 dicembre, quando la Disney ha annunciato un patto col diavolo: un investimento da un miliardo di dollari in OpenAI. Daniel Kwan, il regista premio Oscar di Everything Everywhere All at Once e co-fondatore della coalizione, non usa mezzi termini per descrivere lo shock: la gente è stata colta completamente alla sprovvista, vedendo in quell'accordo una volontà simbolica di collaborare con aziende che non hanno ancora risolto i problemi etici fondamentali. La tecnologia è qui, incombe come un’onda anomala pronta a schiantarsi, e il CCAI è la risposta immunitaria dell'industria.
David Goyer, sceneggiatore veterano che ha visto abbastanza battaglie legali da saperne una più del diavolo, definisce l'attuale strategia della Silicon Valley come un business plan basato sull'illegalità calcolata: lanciano prodotti calpestando privacy e copyright, aspettando solo di ricevere uno schiaffo sui polsi in tribunale. "Smettetela, non potete dettare il nostro futuro senza la nostra partecipazione", tuona Goyer. E ha ragione. Stiamo parlando di un impatto ambientale massiccio causato dai data center e di un furto sistematico della creatività umana.
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Natasha Lyonne, con la sua tipica franchezza tagliente, descrive la situazione attuale come troppo azzardata per i suoi gusti, evocando lo spettro di una scena alla The Jungle di Upton Sinclair se le cose dovessero deragliare. Per lei, e per il resto della coalizione, è fondamentale installare dei guardrail prima di firmare accordi a tappeto con chiunque. Non si tratta di luddismo o di un rifiuto totale dell'intelligenza artificiale; il gruppo insiste piuttosto su un'innovazione responsabile e centrata sull'uomo. Jonathan Wang, produttore e co-fondatore, sottolinea come ci sia stato un sospiro di sollievo collettivo all'annuncio della coalizione: l'industria ribolle di malcontento e aveva bisogno di un percorso per collaborare.
Il 10 novembre si è tenuta una riunione storica con rappresentanti di WGA, DGA, SAG e Teamsters. Janet Yang, ex presidente dell'Academy, ha notato un allineamento tra le parti molto più forte del previsto. Siamo di fronte a un tentativo di costruire qualcosa dal basso, un'infrastruttura di solidarietà che permetta di sedersi al tavolo con le compagnie di AI e chiedere regole di ingaggio rispettose.
Joseph Gordon-Levitt lo chiama un "primo passo". Non vogliono un dittatore che decida la posizione per tutti, ma una piattaforma per voci diverse, dagli youtuber agli showrunner. Perché, come dice Kwan, se non mettiamo le mani sul volante adesso, la traiettoria predefinita ci porterà dritti in un muro dove i termini sono dettati esclusivamente dai signori della tecnologia. La battaglia per l'anima di Hollywood è iniziata, e questa volta il finale non è ancora stato scritto.
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