Gli Aerosmith entrano nella storia con un record in Billboard lungo 6 decenni. Scopri il ruolo di Yungblud e il gear economico usato da Joe Perry.
I Bad Boys di Boston entrano nella leggenda con un record da sei decenni, mandando in tilt i puristi e usando attrezzatura che potreste permettervi anche voi.
[di Sean Dags]
Siamo nel dicembre 2025 e il cadavere del Rock 'n' Roll sta ballando un tip tap frenetico sulla tomba dei suoi detrattori. Chi pensava che gli Aerosmith si sarebbero ritirati a sorseggiare tisane dopo la cancellazione del tour d'addio, evidentemente non conosce la tenacia quasi scarafaggesca di Steven Tyler e Joe Perry. I due sopravvissuti, le icone tossiche per eccellenza, hanno appena piazzato l'EP One More Time alla posizione numero 9 della Billboard 200, sigillando un patto con il diavolo che li vede trionfare in classifica per il sesto decennio consecutivo. Avete letto bene. Anni '70, '80, '90, '00, '10 e ora i fottuti anni '20. Sono entrati in un club esclusivo dove si beve il nettare degli Dei insieme ai Rolling Stones, Paul McCartney, Springsteen e James Taylor.
L'operazione è sporca, rumorosa e magnificamente calcolata. Per riuscirci, hanno dovuto imbarcare un passeggero turbolento: Dominic Harrison, meglio noto come Yungblud. Il ventottenne di Doncaster, con la sua energia da gremlin sotto anfetamine e quel retrogusto punk da centro commerciale, si è rivelato il defibrillatore perfetto per il cuore stanco della bestia bostoniana. Tyler lo definisce una "collisione cosmica", e ascoltando l'intreccio delle loro voci in My Only Angel, si percepisce una strana alchimia, una sorta di passaggio di testimone urlato a pieni polmoni in faccia all'eternità.
ASCOLTA MY ONLY ANGEL
Eppure, là fuori c'è odore di zolfo. I fedelissimi della "Blue Army", quelli che venerano Toys in the Attic come le sacre scritture, stanno gridando allo scandalo. Sui forum e su Reddit la tensione si taglia col coltello. Gridano al tradimento, accusano la band di aver venduto l'anima al demone dell'algoritmo, definendo Yungblud un fantoccio dell'industria discografica paracadutato tra le leggende per rubare un po' di credibilità rock. Lamentano l'assenza di quel suono caldo, valvolare, di una band che suda insieme nella stessa stanza. Hanno ragione? Forse. Importa a qualcuno mentre i numeri dello streaming esplodono e il Regno Unito regala agli Aerosmith il loro primo album numero uno in assoluto? Assolutamente no.
Il produttore Matt Schwartz ha confezionato il tutto con una compressione moderna, densa, pronta per essere divorata dagli speaker degli smartphone. Non c'è spazio per la nostalgia polverosa qui; c'è solo l'urgenza di rimanere rilevanti, di occupare spazio, di dimostrare che finché c'è fiato in gola, gli Aerosmith possono ancora mordere. One More Time è un mostro ibrido, un esperimento genetico tra il blues classico e il pop-punk moderno che ha funzionato contro ogni logica. I fan storici possono continuare a lamentarsi nei loro gruppi Facebook, ma i fatti sono inequivocabili: Steven Tyler ha 77 anni, canta con un ventenne inglese e guarda tutti dall'alto della Top 10. Il Rock non è morto, si è solo fatto un lifting estremo.
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