Analisi architettonica e restauro del Museo Culturale di Mosul. Come il progetto WMF recupera le sale storiche di Mohamed Makiya devastate dall'ISIS
Geometrie pure e memoria mesopotamica: il restauro scientifico del Museo di Mosul restituisce alla città il suo capolavoro architettonico.
[di Mina Jane]
Pochi giorni fa, sulle pagine di questo magazine, abbiamo raccontato di come una cordata internazionale guidata da World Monuments Funds sia impegnata nel recupero del Museo Culturale di Mosul.
LEGGI QUI L’ARTICOLO: Mosul: La Bellezza Ferita che Rinasce dalle Macerie dell’ISIS
Oggi vogliamo raccontare in poche righe l’importanza dell’architetto che lo progettò.
Nella storia dell'architettura mediorientale, il nome di Mohamed Makiya evoca un'autorevolezza unica. Padre nobile del modernismo iracheno, Makiya ha saputo plasmare un linguaggio architettonico capace di trascendere la semplice edificazione per farsi narrazione culturale. Il Museo Culturale di Mosul (MCM), inaugurato nella sua veste definitiva nel 1974 rappresenta l'apice di questa ricerca stilistica. L'edificio sintetizza magistralmente le linee essenziali del modernismo internazionale con la profondità storica della Mesopotamia, creando un dialogo continuo tra il cemento armato e la memoria dei luoghi.
La struttura si distingue per una concezione spaziale raffinata. Makiya optò per un'estetica basata su "puri volumi geometrici", animati però da un ritmo che attinge alla tradizione locale. La facciata d'ingresso, caratterizzata da eleganti arcate e colonnati, reinterpreta gli stilemi dell'architettura antica in chiave contemporanea, anticipando l'esperienza del visitatore. All'interno, la distribuzione degli spazi riflette una visione museografica precisa: i 2.600 metri quadrati si articolano su livelli sfalsati che guidano la fruizione cronologica. Dal piano seminterrato, dedicato a laboratori e biblioteca, si sale al piano nobile espositivo diviso nelle tre grandi aule, la Sala Assira, la Sala di Hatra e la Sala Islamica, fino a raggiungere il mezzanino sospeso, concepito per accogliere i reperti preistorici.
Il progetto di riabilitazione odierno, guidato dal World Monuments Fund (WMF) con il Consiglio di Stato iracheno per le Antichità (SBAH), il Louvre, lo Smithsonian e ALIPH, affronta la complessità tecnica di un restauro che deve essere filologico e innovativo al tempo stesso.
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