Scopri il Lucio Fontana inedito alla Peggy Guggenheim. La mostra "Mani-Fattura" a Venezia rivela le sue ceramiche, cuore della sua ricerca spaziale.
La mostra "Mani-Fattura" svela la genesi dello Spazialismo attraverso le potenti ceramiche dell'artista, ridefinendo l'eredità del maestro del Novecento.
[di Mina Jane]
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| Crocifisso , 1952, terracotta invetriata |
Se credevate di conoscere Lucio Fontana, è tempo di riconsiderare. La Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, con "Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana", opera una magistrale ricalibratura storiografica portando alla luce la dimensione fondativa della sua produzione. Dall'11 ottobre, il pubblico penetra nella seconda anima dell'artista, quella forgiata nel corpo a corpo con argilla, colore e fuoco.
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| Lucio Fontana presso la Ce. As di Albissola Marina, 1959–60. |
Il percorso, curato con rigore da Sharon Hecker, presenta circa settanta opere, alcune mai esposte, che delineano un universo creativo proteiforme. Si passa dal Coccodrillo (1936-37) al Crocifisso (1952), fino al fulcro concettuale: il Concetto spaziale (1962-63), terracotta squarciata che testimonia il legame indissolubile tra pratica scultorea e pittorica.
Fontana stesso rivendicò la natura di queste opere in un celebre scritto del 1939:
"Io sono uno scultore e non un ceramista. [...] I critici dicevano ceramica, io dicevo scultura".
Dichiarazione che illumina il suo approccio: rifiuto totale dell'artigianato decorativo per affermare la primazia dell'intenzione artistica. La sua materia era "terremotata ma ferma", campo di battaglia dove colore e forma nascevano da identica necessità.
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| Lucio Fontana |
Visitare "Mani-Fattura" significa assistere alla metamorfosi di un'antica tecnica in linguaggio d'avanguardia. Emerge un ritratto più corporeo e collaborativo dell'artista, radicato nella fisicità dell'argilla e plasmato da relazioni durature come quella con la manifattura Mazzotti di Albisola. Questa mostra imprescindibile non aggiunge un capitolo alla storia di Fontana: ne illumina l'origine. Il genio che squarciò la tela per esplorare l'infinito aveva prima imparato a modellare l'universo con le proprie mani.
Luci Sulla Scena Magazine



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