la nuova Legge 132/2025 sull'IA rivoluziona il diritto d'autore e protegge artisti e cinema con nuove norme su copyright e deepfake.
Analisi della Legge 132/2025: dalle nuove tutele penali contro deepfake e uso illecito di opere, alle sfide per creatori e artisti nell'era dell'intelligenza artificiale.
[di Alessandro Massimo]
L'Italia scrive un nuovo capitolo nella storia del diritto
tecnologico. Con la Legge 23 settembre 2025, n. 132, il nostro Paese si è
dotato della prima cornice normativa nazionale in materia di intelligenza
artificiale, anticipando gli altri partner europei e affiancando il più ampio
Regolamento UE, noto come AI Act. Questo provvedimento, lungi dall'essere un
semplice recepimento di direttive, traccia una "via italiana" all'IA,
fondata su un principio cardine: la dimensione antropocentrica. L'intelligenza
artificiale, quindi, viene concepita come strumento di supporto all'attività
umana, mai come un suo sostituto, ponendo la persona e la sua dignità al centro
di ogni sviluppo tecnologico.
Mentre l'AI Act europeo si concentra principalmente sulla sicurezza dei "prodotti" di intelligenza artificiale classificandoli per livello di rischio, la legge italiana interviene sull'utilizzo pratico di questi sistemi in settori strategici come sanità, giustizia e lavoro. Tuttavia, la sua natura di "legge delega" affida al Governo il compito di definire, tramite futuri decreti attuativi, molti dettagli operativi cruciali. Se da un lato questo crea un periodo di attesa, dall'altro apre una fase decisiva in cui le norme verranno modellate nel concreto. Per il mondo della cultura, dell'arte e del cinema, le implicazioni sono profonde e segnano un vero e proprio spartiacque.
Il Diritto d'Autore nell'Era Generativa: l'Uomo al Centro della Creazione
Il cuore dell'intervento della legge in ambito culturale riguarda la ridefinizione del concetto stesso di opera dell'ingegno. La norma stabilisce un punto fermo: per essere protetta dal diritto d'autore, un'opera deve avere un'origine "umana". Quelle create in totale autonomia da un sistema di IA sono escluse dalla tutela. La legge, però, non ignora la realtà dei nuovi processi creativi e ammette la protezione per le opere realizzate con l'ausilio di strumenti artificiali, a una condizione precisa: il contributo umano deve essere "creativo, rilevante e dimostrabile". Questo principio costringe a una riflessione fondamentale: chi scrive prompt complessi e seleziona meticolosamente tra centinaia di output sta esercitando un lavoro intellettuale tutelabile? La legge suggerisce di sì, ma apre anche a una nuova sfida per gli artisti, che potrebbero dover documentare il proprio processo creativo per dimostrare la paternità intellettuale dell'opera.
La vera rivoluzione, però, si consuma sul terreno dei dati. Le intelligenze artificiali generative vengono addestrate analizzando immense quantità di testi, immagini e suoni preesistenti, spesso protetti da copyright. Questa pratica, nota come Text and Data Mining (TDM), viene ora regolata con una forza senza precedenti. La Legge 132/2025 modifica la storica legge sul diritto d'autore (L. 633/1941) introducendo una nuova fattispecie di reato. L'estrazione illecita di dati da opere protette per addestrare modelli di IA, violando il diritto di opposizione del titolare (il cosiddetto "opt-out"), assume una rilevanza penale. Questa scelta conferisce ai creatori e ai titolari dei diritti, come autori, editori e produttori, uno strumento di deterrenza formidabile, spostando gli equilibri di potere nelle negoziazioni con le grandi aziende tecnologiche.
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