The Testament of Ann Lee: il Vangelo secondo Mona Fastvold è un'abbagliante seduta spiritica in 70mm
The Testament of Ann Lee di Mona Fastvold, la visione autoriale e dell'impatto visivo di un'opera audace e ipnotica che ridefinisce il biopic.
Il film con Amanda Seyfried è un'esperienza cinematografica radicale che trasforma la fede in rito fisico e pittorico, un'opera che non si accontenta di narrare una storia, ma evoca gli spiriti del passato.
[di Alex M. Salgado]
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| Amanda Seyfried - The Testament of Ann Lee |
Ieri sera, tra le poltrone storiche del cinema Adriano di Roma, la rassegna I Grandi Festival - Venezia a Roma e nel Lazio ha dischiuso al pubblico uno degli sguardi più audaci e intransigenti dell'ultima edizione lagunare: The Testament of Ann Lee. L'opera terza della regista norvegese Mona Fastvold, co-sceneggiata con il sodale artistico e sentimentale Brady Corbet, si manifesta come un oggetto filmico tanto magnetico quanto severo. Racconta la vicenda di Ann Lee, fondatrice settecentesca della comunità religiosa degli Shakers, ma lo fa attraverso un sentiero impervio: quello di un'immersione totale che ripudia le convenzioni del biopic tradizionale per tramutarsi in esperienza carnale, autentica seduta spiritica cinematografica.
La visione autoriale di Mona Fastvold costituisce l'architrave dell'intera, maestosa costruzione filmica. La regista sceglie di confrontarsi con il fervore religioso dei suoi protagonisti attraverso una serietà che sfiora la venerazione. Nessuna concessione all'ironia, nessuna diagnosi psicologica retrospettiva: Fastvold si pone dinanzi al mistero della fede con un approccio rapito e intellettualmente riverente, sollecitando lo spettatore a sospendere ogni giudizio e ad abbandonarsi alla logica interna di un mondo altro. Questa coerenza di sguardo acquisisce una risonanza ancora più profonda se si considera il film quale tassello di un dittico tematico con The Brutalist di Corbet, realizzato con la medesima troupe in terra ungherese. Entrambe le opere, concepite a quattro mani e impresse su pellicola 70mm, esplorano attraverso uno stile epico e personalissimo la ricerca radicale di un'utopia autocostruita, scandagliando le radici spirituali e ideologiche del sogno americano.
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| The Testament of Ann Lee |
La messa in scena riesce così a preservare un equilibrio miracoloso tra scala epica e narrazione intimista, dove le distese sconfinate del Nuovo Mondo si sposano ai primi piani dolenti di una monumentale Amanda Seyfried. Il risultato è un universo filmico che possiede insieme la potenza del mito e la concretezza dell'esistere, un mondo che riecheggia di spiriti e anime ancestrali e che avvolge lo spettatore in un'atmosfera potente, quasi tattile.
The Testament of Ann Lee non è pellicola docile, né aspira a esserlo. È un'opera che esige una resa incondizionata, un atto di fede nelle infinite possibilità del linguaggio cinematografico. Per chi è disposto a concederglielo, l'esperienza si rivela quella di un'opera d'arte straniante e sbalorditiva, un inno allucinatorio che non si dissolve nella memoria ma continua a lavorare sottopelle, come un canto ancestrale che non cessa di risuonare.
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