Cinema Inaccessibile: Il Grande Inganno del Film Italiano e la Svolta Europea che Nessuno Può Più Ignorare
Quasi 8 film italiani su 10 sono inaccessibili. Un'analisi del paradosso tra leggi, tecnologia (MovieReading) e barriere culturali nel cinema italiano
Con il 77,5% delle opere nazionali precluse ai disabili sensoriali, emerge un sistema di leggi inefficaci e barriere culturali. Ora l'European Accessibility Act impone un cambio di rotta drastico.
[di Alex M. Salgado]
Il cinema italiano è di fronte a uno specchio che riflette
un'immagine impietosa: un'industria che parla di inclusione ma, nei fatti,
lascia indietro una fetta enorme del suo pubblico. Il paradosso è emerso con
chiarezza brutale durante il recente convegno "Cinema Accessibile per
Disabili Sensoriali", organizzato dall'osservatorio Audecon presso
l'ANICA. Qui, un dato ha squarciato il velo dell'ipocrisia: quasi otto film
italiani su dieci, per la precisione il 77,5%, sono inaccessibili per le persone
con disabilità sensoriali. Un numero che non è solo una statistica, ma la
cronaca di un'esclusione sistematica che riguarda 9 milioni di cittadini.
La questione assume i contorni di un dramma surreale se si
considera il quadro normativo. L'Italia, infatti, non manca di leggi. La
Legge Cinema del 2016, ad esempio, lega l'accesso ai fondamentali
incentivi fiscali (il tax credit) all'obbligo per i produttori di realizzare
audiodescrizioni per ciechi e ipovedenti e sottotitoli per non udenti. Una
norma sulla carta virtuosa, ma che nella pratica si è rivelata un ingranaggio
inceppato.
"Il problema - come hanno sottolineato le associazioni di
settore presenti al convegno - UICI, ENS, FIADDA e Blindsight Project - è che
la legge premia la creazione dell'ausilio, non la sua effettiva fruibilità.
Spesso, la copia accessibile viene depositata in Cineteca per adempiere a un
obbligo formale, ma quegli stessi strumenti non arrivano mai in sala o sulle
piattaforme dedicate, trasformando un diritto in quella che molti produttori
percepiscono solo come una "gabella normativa" da cui liberarsi in
fretta."
In questo scenario si inserisce la tecnologia, che offre
soluzioni brillanti ma drammaticamente sottoutilizzate. L'app MovieReading, ad
esempio, è un piccolo gioiello di ingegneria: gratuita, permette a chiunque di
scaricare audiodescrizioni o sottotitoli sul proprio smartphone e, una volta in
sala, sincronizzarli perfettamente con il film attraverso il microfono del
dispositivo. Una soluzione che rende ogni cinema potenzialmente accessibile,
senza costi per l'esercente. Eppure, questo canale rimane desolatamente vuoto.
La tecnologia c'è, ma manca la materia prima: i contenuti che i produttori, pur
avendoli realizzati, non distribuiscono.
Il convegno Audecon ha messo in scena questo cortocircuito,
dando voce a un coro di esigenze inascoltate. Da un lato le associazioni, che
non chiedono un favore ma l'esigibilità di un diritto: poter godere di un film
al suo debutto, partecipando al dibattito culturale collettivo. Dall'altro, una
filiera industriale – produttori, distributori, esercenti – che appare
intrappolata tra obblighi percepiti come burocratici e la mancata comprensione
di un'enorme opportunità di mercato.
Francesco Fiorillo, dirigente del MiC, ha definito il dato preoccupante, ammettendo che il sistema dei controlli
necessita di essere implementato e migliorato. Ancora più diretto
l'intervento di Maurizio Borgo, Garante per la Disabilità: "Quello che è
più problematico è rendere effettive queste norme, cioè rendere veramente
effettivi i diritti delle persone con disabilità".
La vera barriera, dunque, non è né legale né tecnologica, ma
culturale. È l'idea che l'accessibilità sia un costo e non un investimento, un
problema per pochi e non un valore per tutti. È la mancanza di formazione del
personale di sala, che spesso non sa come assistere uno spettatore con
disabilità, trasformando l'ultimo miglio della fruizione in un percorso a
ostacoli.
Ma l'orizzonte potrebbe cambiare radicalmente, e non per
un'improvvisa presa di coscienza interna. La scossa arriverà dall'Europa. Con
l'entrata in vigore dell'European Accessibility Act il 28 giugno 2025,
l'accessibilità cesserà di essere un'opzione legata a un incentivo per
diventare un requisito obbligatorio per l'immissione di qualsiasi prodotto
audiovisivo sul mercato unico. La sanzione non sarà più la perdita di un
contributo, ma la potenziale esclusione dal mercato. Una rivoluzione
copernicana che costringerà l'intera industria italiana a fare i conti con le
proprie inadempienze.
Forse, solo allora, la luce del proiettore potrà davvero illuminare un posto in sala per tutti.

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