Magalhães di Lav Diaz a Cannes: Un'Esperienza Cinematografica Imprescindibile per chi Ama il Cinema d'Autore
L'epico e controverso film di Lav Diaz su Ferdinando Magellano, tra storia filippina, critica al colonialismo e la "sfida" di ...
L'epico e controverso film di Lav Diaz su Ferdinando Magellano, tra storia filippina, critica al colonialismo e la "sfida" di una durata contenuta. La Recensione di Luci Sulla Scena Magazine.
[di Alex M. Salgado]
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| Gael García Bernal |
Il Festival di Cannes 2025 ha ospitato il 18 maggio, nella prestigiosa sezione Cannes Première, l'anteprima mondiale di Magalhães, la nuova fatica del maestro filippino Lav Diaz. L'attesa era palpabile, alimentata dalla fama di Diaz, pluripremiato autore noto per le sue opere fluviali e il suo cinema contemplativo, e dalla presenza della star internazionale Gael García Bernal nel ruolo del protagonista.
L'accoglienza sulla Croisette è stata significativa, sebbene le prime reazioni si siano dimostrate eterogenee. Da un lato, l'entusiasmo dei cinefili avvezzi al linguaggio di Diaz; dall'altro, un certo sconcerto per una durata di "sole" due ore e quaranta minuti – un vero e proprio cortometraggio per gli standard del regista, abituato a pellicole che sfiorano le 6-8 ore!
Pare che i produttori abbiano avuto un ruolo in questa scelta concisa, rendendo il film più accessibile ma alimentando il dibattito sull'esistenza di un director's cut ben più esteso, che si vocifera duri addirittura nove ore. E così, mentre alcuni spettatori, forse provati dai ritmi festivalieri, hanno confessato di aver ceduto al sonno, la maggior parte ha riconosciuto l'imponenza visiva e la profondità di un'opera che, anche in versione ridotta, non rinuncia alla sua cifra stilistica.
Magellano secondo Diaz: un ritratto antieroico
Magalhães ripercorre gli ultimi, cruciali mesi di vita dell'esploratore portoghese Ferdinando Magellano (interpretato da un intenso Gael García Bernal), concentrandosi sulla sua fatale spedizione nelle Filippine nel 1521. Lungi dal voler celebrare l'eroe, Diaz adotta una prospettiva marcatamente filippina, decostruendo le narrazioni eurocentriche per dare voce a coloro che sono stati dimenticati dalla storia.
Il Magellano di Diaz non è un conquistatore glorioso, ma un uomo di fronte ai propri demoni, consumato dall'ambizione e destinato all'oblio. Il film esplora temi cari al regista, come il colonialismo, la storia, il potere e le ingiustizie sociali, attraverso il suo caratteristico stile contemplativo e rigoroso.
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Un viaggio ipnotico negli orrori della colonizzazione, con un Diaz insolitamente "sintetico"
Visivamente, il film è sontuosamente allestito, uno dei rari lavori a colori del regista che rende l'opera pittoricamente caravaggesca, con una fotografia curata dallo stesso Diaz insieme ad Artur Tort, capace di creare un'atmosfera di tensione e terrore latente. Pur mantenendo un ritmo deliberato e meditativo, il film presenta una successione di inquadrature relativamente più vivace rispetto ai suoi standard, senza però rinunciare ai silenzi risonanti che costringono lo spettatore a una profonda riflessione.
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La decostruzione del mito coloniale è al centro della narrazione. Diaz non edulcora la Storia, anzi, la spoglia dei miti, mostrando le conseguenze catastrofiche delle battaglie piuttosto che il combattimento in sé. Questa scelta, in parte dettata da necessità di budget, si allinea perfettamente con la sua filmografia e costringe a fare i conti con il costo umano dell'ambizione imperiale di riscrivere la storia con violenze, sopraffazioni e abusi in nome della Fede e della Chiesa. L'ombra della versione da nove ore aleggia costantemente sulla fruizione di questo Magalhães. La sensazione che si stia solo scalfendo la superficie è palpabile, e alcuni elementi narrativi potrebbero risultare di difficile comprensione per chi non ha una solida preparazione storica. Lo stile freddamente distaccato, marchio di fabbrica del regista, potrebbe inoltre respingere chi cerca un coinvolgimento emotivo più convenzionale.
Nonostante queste riserve, Magalhães resta un'esperienza cinematografica imprescindibile per chi ama il cinema d'autore rigoroso e intellettualmente stimolante. Un'opera soddisfacentemente complessa, ipnotica che, pur nella sua forma attuale, conferma Lav Diaz come uno dei grandi narratori del cinema mondiale, capace di affrontare questioni delicate e di stimolare un dibattito necessario sulla storia e sulla sua rappresentazione.
E chissà, magari la versione "breve" è solo un astuto stratagemma per garantirsi i fondi per la sua vera, monumentale epopea. Se così fosse, tanto di cappello alla strategia!
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Credits
- Regia:
Lav Diaz
- Sceneggiatura:
Lav Diaz
- Fotografia:
Artur Tort, Lav Diaz
- Montaggio:
Artur Tort, Lav Diaz
- Production
Design: Lav Diaz
- Cast
Principale: Gael García Bernal (Ferdinando Magellano), Ângela Azevedo
(Beatriz Barbosa de Magallanes), Amado Arjay Babon (Enrique), Ronnie
Lazaro (Raja Humabon)
- Produzione:
Rosa Filmes, Andergraun Films, Black Cap Pictures, Lib Films
(Co-produzione Portogallo, Spagna, Filippine, Taiwan )
- Lingue:
Portoghese, Spagnolo, Tagalog
- Durata:
Circa 156-160 minuti (versione Cannes Première)

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