Biennale Teatro 2026 a Venezia: il festival Alter Native diretto da Willem Dafoe, con Emma Dante Leone d'Oro e Mario Banushi Leone d'Argento.
55 appuntamenti, oltre 200 artisti da tutti i continenti, i Leoni a Emma Dante e Mario Banushi. Il programma completo.
[di Angelo Bruno]
Il 54. Festival Internazionale del Teatro, intitolato ALTER NATIVE, si svolgerà a Venezia dal 7 al 21 giugno sotto la guida di Willem Dafoe. È la seconda e ultima edizione affidata all'attore americano, che è stato nominato direttore artistico del settore Teatro della Biennale per il biennio 2025-2026. Un mandato breve ma intenso, costruito sul nucleo di ciò che Dafoe ha sempre rappresentato nella scena sperimentale mondiale: uno dei fondatori del leggendario Wooster Group nel 1977, con cui ha lavorato per ventisette anni.
Il titolo: ALTER NATIVE e la sua doppia lettura
Il nome scelto per questa edizione non è ornamentale. Non esiste un significato preciso, poiché l'etimologia può essere vaga o evocativa. L'idea è quella di pensare ad ALTER come a un cambiamento e NATIVE come alla propria natura. Oppure ALTER come altro e NATIVE come la cultura di provenienza. Un titolo biforcuto, quindi, che apre due strade: la trasformazione interiore e l'incontro o lo scontro tra culture di origine diverse. Nell'illustrare il programma, Dafoe ha sottolineato la volontà di riportare il teatro a una dimensione "diretta e viva", centrata sul rapporto tra attore e spettatore.
I numeri del festival
In scena dal 7 al 21 giugno 2026, il 54. Festival Internazionale del Teatro porterà a Venezia oltre 200 artisti per 55 appuntamenti, con 11 tra produzioni e coproduzioni, 10 prime assolute, 2 europee e 4 italiane. Numeri che confermano la vocazione internazionale della manifestazione e la sua ambizione di fare di Venezia, per due settimane, uno dei principali crocevia della scena mondiale. Gli eventi si terranno principalmente all'Arsenale, al Teatro Piccolo Arsenale e al Teatro Malibran.
Un cartellone che attraversa tutti i continenti
La geografia del festival è già un manifesto. Dalla Grecia arriva il concerto-spettacolo Cries di Christos Stergioglou e Alexandros Drakos Ktistakis, ispirato a tutti coloro che hanno vissuto la schiavitù e lo sradicamento nel corso dei secoli e vale ricordare che Stergioglou è anche il protagonista di Dogtooth di Yorgos Lanthimos. Dal Giappone, Satoshi Miyagi reinventa Shakespeare con Mugen Noh Othello. Da Giacarta, la compagnia Bumi Purnati Indonesia presenta Under the Volcano, ispirato all'eruzione del Krakatoa del 1883. Dall'India arriva la danza Odissi della coreografa e danzatrice di Calcutta Sharmila Biswas, un'arte performativa dal vocabolario rigoroso, intrecciata di spiritualità e raffinato erotismo. Dalla Nuova Zelanda, il regista e coreografo di origine samoana Lemi Ponifasio, tra le figure più significative della scena del Pacifico. Dal Ruanda, lo scrittore, attore e regista Dorcy Rugamba, che ha lavorato con Peter Brook e Milo Rau. E ancora, la cantante del Benin Angélique Kidjo, figura di riferimento della world music, si esibirà in un concerto in duo con il pianista Thierry Vaton.
Sul versante italiano, Davide Iodice torna con il progetto Promemoria, messo in scena con i residenti della casa di riposo San Giobbe, lavoro che pone al centro il tempo e la memoria degli anziani. La Scuola Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, con il direttore e regista Arturo Cirillo e i giovani attori del secondo anno, renderà omaggio a Enzo Moscato, figura fondamentale della drammaturgia napoletana scomparso due anni fa.
I Leoni: Emma Dante e Mario Banushi
I riconoscimenti più importanti di questa edizione vanno a due artiste generazionalmente distanti ma accomunate da una visione del teatro come luogo di verità e di rischio.
Il Leone d'Oro alla carriera va alla regista Emma Dante; il Leone d'Argento al regista greco-albanese Mario Banushi. La motivazione per Emma Dante, proposta da Dafoe e ratificata dal Consiglio di Amministrazione della Biennale, la descrive come un'artista che, dal cuore della sua Palermo, ha saputo portare la Sicilia alla ribalta, innervando la grande lezione di Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri, come pure di Ciprì e Maresco, affrontando con coraggio non solo una ricerca linguistica unica, ma anche dando forza scenica a quei temi scomodi e dolorosi che da sempre sembrano connotare la sua terra. Al festival, presenterà in prima assoluta I fantasmi di Basile, affrontando l'universo immaginifico e barocco dello scrittore napoletano Giambattista Basile, di cui aveva già messo in scena La scortecata, Pupo di zucchero e Re Chicchinella.
Mario Banushi, classe 1998, è la scommessa sul futuro. Il suo debutto è avvenuto con Ragada, creato e rappresentato nell'appartamento del suo insegnante ad Atene durante la pandemia. La sua opera successiva, Goodbye, Lindita, ha rapidamente riscosso il favore del pubblico e della critica, portando al tutto esaurito e a inviti a importanti festival internazionali, tra cui il Festival di Vienna, l'International Theatre Amsterdam, l'Adelaide Festival e il BITEF di Belgrado, dove ha ricevuto sia il Premio Speciale Jovan Ćirilov che il Premio Politika per il Miglior Regista. I tre capitoli della trilogia, Ragada, Goodbye Lindita, Taverna Miresia, compongono un paesaggio della memoria che affonda le radici in riti e tradizioni ancestrali legati all'infanzia albanese di Banushi, costruito per visioni poetiche, immagini evocative sospese tra sogno e realtà. La trilogia completa, dal titolo Romance Familiare, sarà presentata per la prima volta integralmente proprio alla Biennale. Come ha dichiarato Banushi al New York Times: "Voglio creare un teatro che la gente senta, non un teatro che la gente capisca. Voglio che immaginiate le vostre storie, che vediate la vostra vita e che poi viviate con questo".
Il Biennale College e l'omaggio a Bob Wilson
Un nuovo college per attori è stato avviato quest'anno dal direttore Willem Dafoe: gli undici performer under 30 selezionati in una rosa di 440 candidature seguiranno un progetto di residenza a Venezia sviluppato nell'arco di quattro settimane, dal 25 maggio al 21 giugno 2026. Una serie di laboratori con, oltre allo stesso Dafoe, Evangelia e Mary Randou, Simon McBurney del Théâtre de Complicitè e Silvia Costa.
Per tutto l'arco del festival, un omaggio a Bob Wilson, maestro con cui Dafoe ha collaborato e che ha segnato la storia del teatro contemporaneo, sarà ospitato nella Sala delle Colonne di Ca' Giustinian grazie ai materiali conservati all'ASAC, l'Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale di Venezia.
Biglietti e abbonamenti sono acquistabili esclusivamente su www.labiennale.org.
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