Pronostici Venezia 83: NAZA, McDonagh, Malkovich, Rohrwacher

Venezia 83: pronostici per il Leone d'Oro (NAZA vs McDonagh), le Coppe Volpi (Malkovich, Rohrwacher) e il vento politico sulla giuria.

La corsa al Leone d'Oro si è ridotta a un duello tra NAZA e Wild Horse Nine di Martin McDonagh. Sulle Coppe Volpi soffiano Malkovich, Pearce, Lindon e la sorpresa di Alba Rohrwacher.

[di Redazione]

Pronostici Venezia 83: NAZA, McDonagh, Malkovich, Rohrwacher

Ricordiamocelo. A luglio, quando la Biennale annunciò il programma di Venezia 83, i commentatori parlarono di un'edizione minore. Poche stelle di Hollywood, molti maestri prevedibili, un concorso costruito sui nomi anziché sulle scoperte. Undici giorni dopo, la cerimonia di stasera chiude quella che lo stesso Alberto Barbera ha già definito l'edizione più politica degli ultimi anni. Questa sera, la giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal, dovrà consegnare sette verdetti sui ventuno film in concorso. Il Leone d'Oro alla carriera è già andato in questi giorni a George Clooney ed Ellen Burstyn, il Cartier Glory to the Filmmaker a Luca Guadagnino. I sette premi in palio stasera si distribuiscono tra film, regia, interpretazione, sceneggiatura e giuria speciale.

📲 Luci Sulla Scena Magazine è anche su WhatsApp. Vuoi leggere i nostri approfondimenti più comodamente? → Iscriviti al canale!

Il Leone d'Oro come duello: NAZA contro Wild Horse Nine

Il vento della critica internazionale, dopo undici giorni, converge su due nomi. NAZA di Yuval Abraham e Rachel Szor, unico documentario in concorso, aggiunto alla selezione ufficiale il 25 agosto, ha ricevuto una standing ovation di ventiquattro minuti e mezzo. Il più lungo applauso mai registrato nella storia della Mostra, superiore ai ventidue minuti che l'anno scorso salutarono La voce di Hind Rajab di Kaouther Ben Hania. Il film, girato di notte sui tetti di Tel Aviv, raccoglie le testimonianze di ventiquattro soldati e agenti dell'intelligence israeliana sui meccanismi calcolati che regolano le vittime civili palestinesi a Gaza. Lo produce James Wilson di JW Films, produttore esecutivo Jonathan Glazer.

Dall'altro lato, Wild Horse Nine di Martin McDonagh, presentato il 3 settembre, ha ricevuto un'ovazione di quattordici minuti, la più lunga fino all'arrivo di NAZA. La black comedy sposta due agenti CIA di stanza a Santiago sull'Isola di Pasqua, alla vigilia del golpe cileno del 1973. Come abbiamo scritto nella recensione del film, la nostra sensazione al Lido è che il regista abbia consegnato il suo lavoro più maturo dopo In Bruges e Gli Spriti dell'Isola. Nei mercati americani della corsa Oscar è già il favorito per Miglior Film 2027. E qui, stasera, la giuria dovrà scegliere se premiare il momento storico o l'artigianato consolidato. Sullo sfondo, il ritorno di Lee Chang-dong dopo sette anni di silenzio con Possible Love, favorito iniziale ora sceso nei pronostici, e i "proven winners" Kore-eda, Herzog, Zeller, Moretti che si contendono i premi minori.

Le Coppe Volpi: Malkovich, Pearce, Lindon e la sorpresa Rohrwacher

Sul fronte attore, tre candidature emergono con evidenza. John Malkovich sostiene tutto il peso di Wild Horse Nine come il veterano Chris, e la sua interpretazione ha convinto in Sala Darsena senza margini di dubbio. Nel giro degli Oscar è già lui il nome che i pronostici mettono in cima. Guy Pearce, nei panni del giovane Rupert Murdoch di Ink di Danny Boyle, ha ricevuto rave delle ultime ore che lo affiancano a Malkovich. Vincent Lindon, terza voce, arriva con l'interpretazione più interiore dell'edizione in Un bon petit soldat di Stéphane Brizé, dove veste i panni di un dirigente sindacale davanti a una crisi aziendale.

Sul fronte attrice, la corsa è la più aperta delle sette. I forecast internazionali citano Alicia Vikander, Penélope Cruz per Bunker di Zeller, Jeon Do-yeon per Possible Love. Ma dal Lido soffia con forza un altro nome. Alba Rohrwacher, coprotagonista con Lindon in Un bon petit soldat, veste i panni di Carla, dirigente delle Risorse Umane in una compagnia assicurativa francese, in una prova che la stampa italiana ha salutato con entusiasmo raro. Ha già vinto la Coppa Volpi nel 2014, con Hungry Hearts di Saverio Costanzo, e l'ultima attrice italiana a portare a casa il premio è stata Valeria Golino nel 2015. Undici anni sono un tempo che pesa nelle scelte di giuria. L'outsider più intrigante rimane la protagonista di Woman Unknown di May el-Toukhy, unica regista donna in concorso, il cui film abbiamo raccontato nella copertura della giornata del 6 settembre.

McDonagh alla sceneggiatura, Boyle contro Kore-eda alla regia

Su una casella la giuria trova pochissimo margine di manovra. La sceneggiatura di Wild Horse Nine firmata da Martin McDonagh è considerata da tutti i forecast il premio più prevedibile della serata, il che nel gergo dei festival si chiama "lock". McDonagh aveva già vinto la sceneggiatura veneziana nel 2017 con Tre Manifesti a Ebbing, Missouri e nel 2022 con Gli Spiriti dell'Isola. Sarebbe la terza volta in nove edizioni. Un dato che dice quanto Venezia ami la sua scrittura.

Il Leone d'Argento per la miglior regia è invece un vero duello. Danny Boyle con Ink, che ha aperto il festival il 2 settembre in un cortocircuito politico che il magazine ha raccontato nel pezzo Day 1 sulla lettera Venice4Palestine, contro Hirokazu Kore-eda con Look Back. Il vento della critica pende leggermente per Boyle, il regista di Trainspotting e The Millionaire che a Venezia debutta in concorso. Il nostro preferito personale dell'edizione rimane però Kore-eda, la cui capacità di lavorare la materia domestica come rivelazione politica non ha eguali nel cinema contemporaneo. È una convinzione critica, non un pronostico. I due, spesso, non coincidono.

Il vento politico che la giuria non può ignorare

Se c'è un tratto che ha attraversato tutta l'edizione, è la politica israelo-palestinese. Il festival si è aperto il 2 settembre con la lettera Venice4Palestine firmata da millecinquecento artisti tra cui Guy Pearce, protagonista di Ink. Alberto Barbera ha risposto in conferenza stampa con la formula storica della Biennale sulla libertà di espressione. Il 7 settembre è stata lanciata al Lido la Gaza Cinema Academy, nuova istituzione formativa per registi palestinesi cofondata da Ezzaldeen Shalh e Mai Masri con il sostegno di Kaouther Ben Hania. L'8 settembre John Malkovich ha cancellato la sua performance del 2027 a Tel Aviv dopo un press release fabbricato che gli attribuiva parole di solidarietà con Israele mai pronunciate. Il 10 settembre NAZA ha ricevuto il record di ovazioni. La giuria Gyllenhaal, con Kaouther Ben Hania seduta accanto, dovrà decidere se e come far pesare tutto questo. Un anno fa, la stessa Ben Hania portava a casa con La voce di Hind Rajab il Leone d'Argento Gran Premio della Giuria, mentre il Leone d'Oro andò a Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch. La divisione dei due premi fu accolta all'epoca con una certa sorpresa, considerato l'impatto emotivo del film di Ben Hania sulla platea del Lido. Uno scenario possibile stasera è la stessa divisione: Leone d'Oro a McDonagh come premio all'artigianato consolidato, Gran Premio a NAZA come riconoscimento del momento storico. Un altro scenario possibile è la scelta più coraggiosa, il Leone d'Oro a NAZA come atto di posizionamento politico esplicito della giuria. Entrambe sono lettura d'aula, e nessuna è certezza.

Sul fronte italiano il concorso ha portato cinque titoli. Edoardo De Angelis con Il fuoco che ti porti dentro (Vanessa Scalera tra le più applaudite dell'edizione), Andrea Pallaoro con The Echo Chamber, Paolo Strippoli con L'estranea, Marco Bechis che ieri ha chiuso il concorso in Sala Grande con Ritorno a Buenos Aires (Adriano Giannini nei panni di un sopravvissuto della dittatura argentina, venticinque anni dopo Garage Olimpo dello stesso regista), e Nanni Moretti con Succederà questa notte, primo ritorno in concorso al Lido dal 1989. Nessun forecast internazionale li cita tra i favoriti principali. Ma Moretti torna in concorso dopo trentasette anni di assenza. Le giurie italiane hanno una lunga memoria per queste occasioni. E Moretti è Moretti.

Questa sera Scarano e Maupas apriranno le buste, Francesca Michielin canterà sul palco della Sala Grande. Poi Pierfrancesco Favino chiuderà idealmente la Mostra fuori concorso con Dio ride di Giovanni Veronesi al Palabiennale. La Mostra che undici giorni fa era stata preventivata come edizione minore, chiude come la più politica degli ultimi anni.

COMMENTS

Loaded All Posts Not found any posts VIEW ALL Readmore Reply Cancel reply Delete By Home PAGES POSTS View All RECOMMENDED FOR YOU LABEL ARCHIVE SEARCH ALL POSTS Not found any post match with your request Back Home Sunday Monday Tuesday Wednesday Thursday Friday Saturday Sun Mon Tue Wed Thu Fri Sat January February March April May June July August September October November December Jan Feb Mar Apr May Jun Jul Aug Sep Oct Nov Dec just now 1 minute ago $$1$$ minutes ago 1 hour ago $$1$$ hours ago Yesterday $$1$$ days ago $$1$$ weeks ago more than 5 weeks ago Followers Follow THIS PREMIUM CONTENT IS LOCKED STEP 1: Share to a social network STEP 2: Click the link on your social network Copy All Code Select All Code All codes were copied to your clipboard Can not copy the codes / texts, please press [CTRL]+[C] (or CMD+C with Mac) to copy Table of Content