Javier Bardem, Premio alla Carriera a Roma: elogio di un'ammirazione scomoda

Javier Bardem riceve il Premio alla Carriera alla Festa del Cinema di Roma. Un ritratto ironico e affettuoso di un attore che vince sempre.

Dalla parrucca di Non è un paese per vecchi agli AC/DC: il ritratto ironico e sincero di un attore che trasforma ogni debolezza in vittoria.

[di Massimo Righetti]

Non è un paese per vecchi - Javier Bardem

Anno Domini 2007. Texas. Polvere e benzina. Un uomo entra. Ha sulla testa un caschetto, che sembra ritagliato da una fotografia scolastica degli anni Sessanta. La pettinatura è ridicola, oggettivamente. Il benzinaio dovrebbe ridere. Il mondo intero dovrebbe ridere. Silenzio. Nessuno ride.

Da quella esatta sera io coltivo una piccola, inutile, magnifica ossessione: capire come Javier Bardem prenda qualunque cosa dovrebbe indebolirlo, una parrucca assurda, un accento, un corpo che invecchia come tutti, e la rivolti in vantaggio in un battito di un'inquadratura. Il sospetto striscia lento e velenoso. Il problema, in fondo, non riguarda lui. Riguarda noi, seduti al buio, impotenti e affascinati.

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Il Premio alla Carriera a Javier Bardem alla Festa del Cinema di Roma

L'annuncio di oggi, lunedì 14 settembre 2026, scivola via tra i sampietrini della mia Roma. Il Presidente della Fondazione Cinema per Roma Salvatore Nastasi su proposta della Direttrice Artistica Paola Malanga ha deciso: Il Premio alla Carriera della XXI edizione andrà a lui. Dal 13 al 25 ottobre 2026. All'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone. A consegnarglielo sarà Paolo Sorrentino, prima della proiezione di El ser querido di Rodrigo Sorogoyen, che la sezione Best of 2026 recupera tra i titoli più applauditi a Cannes. Il caschetto, per la cronaca, gli era valso l'Oscar.

El ser querido di Rodrigo Sorogoyen

Nel film Bardem interpreta Esteban Martínez, un regista segnato da un passato di violenza ed eccessi. L'attore verrà celebrato mentre sullo schermo, a pochi metri, un uomo la propria carriera la sta finendo di incenerire. Un umorismo crudele attraversa questa programmazione. Sottile. Perfetto.

Due settimane di ottobre nella mia città. La mia. A logorare un'autostima già provata da vent'anni di proiezioni. L'ultima volta che siamo finiti nella stessa stanza, del resto, era andata anche peggio.

Un ballo a Cannes

Qualche anno fa, a Cannes, in una di quelle serate dove il vino finisce presto e la musica no, l'ho visto ballare con Salma Hayek. A sei o sette metri di distanza e a qualche altra unità di misura che non saprei nominare. Alcuni minuti di assoluto machismo sexy che nella mia memoria si sono dilatati fino a diventare un'era geologica. Poi sono tornato al tavolo, ho guardato il bicchiere vuoto, ho guardato i miei piedi e ho smesso di ballare. Da allora. Per sempre.

Mi restava la musica.

Highway to Hell, gli AC/DC e l'ultimo fortino caduto

Il fortino era quello. Poteva avere il caschetto da Oscar, il fascino iberico e il senso del ritmo: sui dischi, pensavo, siamo mondi separati. Poi esce la notizia che ascolta hard rock e metal da quasi cinquant'anni, e il fortino cade senza che nessuno spari un colpo.

Io avevo dieci anni quando sentii i riff di Highway to Hell degli AC/DC e decisi che la questione musicale era chiusa per sempre. E lui che fa? Rilascia un'intervista e racconta che quel disco glielo portò a casa il fratello maggiore Carlos. Età all'epoca: dieci anni. Nella stessa intervista sostiene che rock e metal abbiano il pubblico migliore in circolazione, cosa che ripeto da trent'anni senza che nessuno mi abbia mai avvicinato un microfono.

Fino a qui, tutto sommato, la potrei considerare una fratellanza. Poi arriva il dettaglio che rimette le gerarchie al loro posto. Bardem l'inglese l'ha imparato inseguendo col dizionario i testi di If You Want Blood, High Voltage, Let There Be Rock. Ha studiato la lingua su Bon Scott e Angus Young e poi ci ha vinto un Oscar. Io ho consumato gli stessi dischi negli stessi anni e il massimo risultato ottenuto è rimasto ordinare da bere in un pub di Londra senza farmi ripetere il prezzo due volte.

Sui dischi, almeno, respiriamo la stessa polvere. Sul resto la distanza si allarga parecchio.

Penélope Cruz, Bunker e una coppia che sembra un fotomontaggio

Il colpo definitivo lo tira insieme a Penélope Cruz. I due tornano accanto in Bunker, diretto da Florian Zeller e presentato a Venezia, e ogni volta che compaiono nella stessa inquadratura l'immagine acquista una qualità sospetta, come se qualcuno avesse ritoccato la realtà dimenticandosi di renderla plausibile. Le compagnie di assicurazione dovrebbero valutare una copertura per i danni morali agli spettatori.

Quando il fascino non serve a niente

Eppure. Eppure la vera, sadica ironia si nasconde altrove. Perché se si mettono i personaggi interpretati in fila, ci si accorge che i migliori sono uomini a cui la bellezza non serve a niente. Ramón Sampedro in Mare dentro, fermo in un letto, con tutto il corpo messo fuori gioco. Uxbal che si disfa lentamente in Biutiful. Reinaldo Arenas in Prima che sia notte. José Menendez in Monsters: la storia di Lyle ed Erik Menendez, che gli è valso una candidatura all'Emmy e una ai Golden Globe, e che di seducente non ha un grammo. Delle sue quattro candidature all'Oscar, tre arrivano proprio da uomini così: Uxbal, Arenas, e il Desi Arnaz di A proposito dei Ricardo. La quarta, quella vinta, è dell'uomo con il caschetto.

L'invidia, a quel punto, cambia bersaglio. Il viso conta poco. Quello che brucia davvero è la disinvoltura con cui uno decide di metterlo da parte, ogni volta che il ruolo lo richiede, senza chiedere niente in cambio. E vince lo stesso.

A ottobre, in Auditorium

Il 13 ottobre si aprirà la XXI edizione della Festa del Cinema di Roma. Sorrentino salirà su un palco dell'Auditorium con una statuetta in mano e Bardem la prenderà, ringraziando probabilmente in tre lingue e sembrando a proprio agio in tutte e tre. Peggio. Una delle tre gliel'hanno insegnata gli AC/DC.

Io sarò in sala, con le mani impegnate ad applaudire e il resto del corpo fermo, come da accordi presi a Cannes con me stesso. 

A guardare un uomo che fa sembrare facile la sublime arroganza di essere assoluto.

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